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Message sent from: Sergio Merletti (06/10/2012)
Carissimo Maestro, attendo con ansia la prima Wagneriana. Ho passato ore meravigliose gustandomi le sue letture con lorchestra. Sono felice di aver avuto lonore di lavorare con Lei sotto la sua profonda ma semplice ed immediata direzione in una meravigliosa ed indimenticabile mezzora. Grazie di cuore.
Message sent from: David MacLeod (24/08/2012)
A truly great and memorable experience last night at the Edinburgh International Festival. It should have been the opening concert as it contained so much - many many thanks.
Message sent from: marco vizzardelli (07/06/2012)
Caro Maestro, reduce dalla felicissima "prima" di Luisa Miller ho buttato giù qualche nota. Mi fa piacere inviarla al suo sito. Bellissima serata verdiana. Ottima riuscita. Non è uno spettacolo perfetto, ma è di meglio. E’ uno spettacolo “interessante” nel miglior senso: cioé, avvincente sotto molti punti di vista. Il tutto – cioé l’esito molto buono nel suo complesso – si riassume, prima di tutto, nell’eccellente direzione di Gianandrea Noseda, che vantava già a Torino, buonissimi esiti verdiani (Vespri, Traviata) e ha, di Verdi, il senso di tutto: musica e teatro, parola e musica. Ha fatto un lavoro splendido, in orchestra, con i cantanti e “sui” cantanti, nonché con il coro. Voci e suoni. Ha, come si dice, “ottimizzato” le voci. La prova più lampante è Nucci (merito anche di Martone): qui, a mio avviso, alla sua prova più alta da molti anni a questa parte, proprio perché completamente libero dai “nuccismi”: i vezzi vocali e scenici. Qui è asciuttissimo, scenicamente e vocalmente. Non caracolla per il palco, e canta “pulito”, asciutto: e benissimo. Il la-bemolle atto I è strepitoso, e non è la sola cosa. L’uso delle dinamiche che Noseda gli chiede e ottiene è fenomenale. La voce sarà anche un po’ prosciugata negli armonici ma ha una salute incredibile e, usata come ha fatto qui, cioé allo stato puro, senza vezzi di mestiere, è mille volte meglio che nei tanti Rigoletti cantati ovunque in questi anni. Questo suo Miller è uno dei vertici della carriera: per misura vocale e scenica. E tutto il resto va nello stesso senso. Noseda ha un suo suono verdiano, riconoscibilissimo (era quasi lo stesso, nei Vespri di Torino): piuttosto chiaro nel timbro, per la scelta di tenere gli archi leggeri, tesi, vibrantissimi e fondamentalmente leggeri. Il che non significa che, quando c’è da dar corpo ed esplosività, Noseda stia indietro, anzi, esplode eccome! Ma con cognizione di causa. E l’altro aspetto fondamentale è la perenne mobilità del fraseggio: le scelte di tempo cambiano in funzione della musica e della scena. Il suo è, in questo senso, un Verdi teatralissimo, quindi “è” Verdi. E ancora: l’attenzione alla parola. Non se ne perde una, non ne va buttata una: straordinario, in questo senso, il lavoro con il coro (bentornato, con Grimes e questa Luisa abbiamo ritrovato, dopo qualche prova meno felice, il bellissimo “strumento” di Casoni). E ancora: la concertazione, voci e strumenti. C’è un capolavoro assoluto: il quartettino dell’atto secondo: Noseda & cantanti ne fanno un’alchimia di suoni, straordinario. Degli archi si è detto: ma è bellissimo il rilevo “parlante” chiesto e ottenuto, da Noseda, ai legni scaligeri, e (qui benissimo) l’oro bianco degli ottoni. E tutto è in funzione della “vita scenica” dell’opera. Questo è Verdi, e Noseda lo sa fare benissimo. Questo poteva considerarsi il suo vero esordio sul podio d’opera alla Scala. E’ eccellente e il pubblico gliene ha reso meritato successo personale. Direttore italianissimo, eppure di respiro europeo, già si sapeva frequentando regolarmente Stresa. Che bella conferma. La Mosuc. “Sì, ma è una voce piccola”, abbiamo sentito dire, ieri sera, Ok, lo è, ma CANTA. Sa farlo, e benissimo. La sua Luisa quasi bambina, fragile folle eppur fortissima, potrà pur sembrar figlia di… Lucia (che Mosuc ha cantato, molto bene, diretta, molto bene, da Noseda), ma è perfettamente rispondente al “progetto musicale e scenico – Noseda più Martone – di una Miller adolescenziale, con la razionalità estrema e folle degli adolescenti (bene, male, bianco, nero) che la porterà a meditare il suicido prima e a farne parte, poi, per eccesso d’amore. E’ una Lucia giovanissima nell’anima e nei modi, con tutta la radicalità della gioventù. Canta – con i suoi mezzi “leggeri” , ma ferrei come la sua tecnica – un ultimo atto da antologia. E trepida, “vive” il personaggio. Bravissima. Alvarez è Alvarez, prendere o lasciare. Prendiamo, tutta la vita. Prendiamo la bellezza iperbolica della voce, la generosità, lo slancio e anche la sensibilità. Il “Quando le sere” non è una prova impeccabile vocalmente, è molto di più e di meglio: una “rappresentazione” scenica e vocale racchiusa in pochi minuti di musica straordinaria. E’ – ad avviso di chi scrive – la più bella aria di Verdi (e, forse, di tutto il teatro d’opera) racchius in un’opera che non è certo la più bella di Verdi, ma è importante per capirlo prima e dopo. Alvarez ne fa una rappresentazione vocale e scenica, in cui entra tutto: suoni bellissimi, altri meno, ma sempre “anima”, e musica e teatro. E’ se stesso, con le incrinature di timbro contratte, nel tempo, “spingendo” sempre, come continua a fare. E si percepisce che, in questa primavera terribile per chi soffra d’allergie (non si respira, mica solo lui: mai vista una simile invasione di piume e pollini, la gola di chi qui scrive conferma) ha dovuto combattere (non c’è da sorriderne, la voce è il suo strumento). Alvarez si dà, tutto, in pregi e limiti. Una prova emozionante. E sincera. Qualche perplessità sulla timbrica di Kowaljow (Conte) e Youn (Wurm), ma sono ricondotti a disciplina e giusta misura teatrale da Noseda. Straordinario personaggio la Federica di Daniela Barcellona, forse la miglior riuscita dell’allestimento di Martone. Duchessa di fisico prorompente in code di volpe, frustrata, aspra eppure anche dolce, con le asprezze e la morbidità della voce usate entrambe a fine drammatico. Martone, appunto. Lavora per sottrazione, il rischio (e, in parte l’esito) è una scena molto vuota, in cui sembra non accada niente. Non ripete l’esito bellissimo di Pagliacci e Cavalleria, ma vuota non è, o non del tutto. E non è una scena stupida, anzi. L’idea dei due segni chiarissimi – il LETTO e il BOSCO, il luogo delle passioni e quello degli incubi e dei misteri dell’animo umano – peraltro noti simboli “psicanalitci” – disegna Luisa Miller per ciò che in realtà è: uno PSICODRAMMA, nel quale i protagonisti commettono azioni inenarrabili per eccesso di “sentire” (amore, odio, offesa, potere): progetto e/o realizzazione di avvelenamento personale e reciproco, assassinio, non così slegate – pensiamoci bene – da molte storie altrettanto estreme che, oggi 2012, leggiamo continuamente sui quotidiani. E allora va benissimo la rappresentazione “non in costume”. E’ ottima l’idea del cerchio, la poltrona di Wurm che gira, attorno a Luisa “costretta” a scrivere la lettera decisiva. Ripeto, nella realizzazione, a furia di procedere per sottrazione ne risulta uno spettacolo scenicamente “vuoto” fino all’eccesso. Ma l’idea (il letto, il bosco, più le TRIBUNE, per il commento della “gente” alla vicenda dei privati) resta ed è intressante, e perfettamente in linea con la tematica dellopera. Non sarà uno spettacolo perfetto , ma in un certo senso è di meglio: perché, di tutto, pregi ed eventuali limiti, fa tesoro a livello musicale e drammaturgico. Il che “è” Verdi. marco vizzardelli
Message sent from: Kathy Hao (15/04/2012)
Thank you so much for the wonderful tso concert last night. The symphony was so beautiful I wanted to cry. It was a very inspiring and magical experience and I dont think I have ever been so moved.
Message sent from: Raffaella Mio (15/04/2012)
Dear Maestro, Thank you for the most effective realization of the Pathetique from the Toronto Symphony Orchestra(more than 30 years)that I have ever heard! Bravo, complimenti e felicitazioni! best wishes, Raffaella Mio, Toronto April 15, 2012
Message sent from: Louise Roxane Alexander (15/04/2012)
Grazie per il magnifico concerto col Toronto Symphony Orchestra, Maestro! Semplicemente stupendo! La "Pathétique" era la migliore mai ascoltata. Grazie per una serata di Musica non dimenticabile.